Che ci sia poco da ridere in Italia (ma anche nel resto del mondo) è indiscutibile. E' perciò quasi naturale che chi guarda seriamente intorno a sé e poi trasforma in musica tale sguardo finisca per raccontare una terra parecchio desolata. Ben consapevoli di questo. i Bachi Da Pietra continuano a proporre una musica materica e aspra, cruda e antimelodica, ma al tempo stesso capace, proprio come il quarzo, di mandare strani bagliori luminescenti. Anche questo quarto album del duo richiede dunque una certa partecipazione e un certo volume e può affascinare tanto quanto irritare, magari nel corso della stessa giornata o nella testa della stessa persona. L'unico appunto che si può muovere a un disco moralmente e sonicamente ineccepibile è la mancanza di un pezzo con la stessa truce visceralità da vita vissuta di I Suoi Brillanti Anni Ottanta, capolavoro del precedente Tarlo Terzo. (Antonio Vivaldi)


