Il fatto che cantino in inglese conta poco: è nell’approccio che i Mamavegas non paiono italiani. Data la situazione stagnante della musica nostrana questo, è, anche se per default, un gran complimento. Il sestetto romano incide il suo primo lavoro lungo in forma di impegnativo ‘concept’:sinteticamente il brutto che si nasconde nei buoni sentimenti e nei buoni principi. C’era il rischio di apparire saccenti o presuntuosi, come capita a molti nostri artisti indie, e invece il sestetto romano inanella con grande levità canzoni ben strutturate, arrangiate in modo elegante, melodicamente fluide e al tempo stesso dotate di una strana, delicata solennità. Non siamo lontani dai livelli di un gruppo oggi superquotato quali gli islandesi Of Monsters and Men (manca solo il pezzone radiofonico tipo Little Talks) e non a caso Rough Trade ha deciso di distribuire i Mamavegas in Gran Bretagna. (Antonio Vivaldi)


