Quanti dischi, ancora, possono commuovere e rompere la scorza dura del cuore, e colpendo nel segno sia che si tratti di ascoltatori abituali, sia che le orecchie e la mente in gioco siano di chi solo ora si affaccia al mondo delle note registrate? Una manciata, un elenco che non arriva, ogni anno, a coprire il numero di dita di una mano. Commuovere, si intende, nel senso vero: “Muovere con”. E qui, in vdb23 / nulla è andato perso in moto ci sono radiosa consapevolezza della fine di tutto ed aperture quasi cosmiche, crudezze da new wave che fu e parloe d’autore da antologia della libertà, psichedelia senza debiti d’ossigeno, dilatata fino all'impossibile e qualcosa di indefinibile e ossessivo che ti spinge a iniziare di nuovo l’ascolto ogni volta che si approda alla fine. Si sarà capito, è un disco speciale e bellissimo. Per niente facile, come diceva Ivano Fossati, per nulla difficile. Basta abbandonarsi. Ci trovate le ultime. meravigliose parole scritte e cantate da Claudio Rocchi, che ci ha lavorato fino all'ultimo dei suoi giorni in sodalizio con l’altro sciamano gentile e fiero Gianni Maroccolo (CCCP, CSI, PGR, e via citando). E poi, a dare una mano, senza supponenza, Miro Sassolini (primo vocalist dei Diaframma), Cristina Donà, Franco Battiato, Ivana Gatti, Piero Pelù, Massimo Zamboni, Emidio Clementi, Cristiano Godano, Chigo Renzulli e Fabio Peri. La sintesi l’ha già fatta Claudio Rocchi: nulla è andato perso. (Guido Festinese)


