Parte la pulsazione morbida e carnosa di Donna davanzale, ed è subito centro. La voce di Bobby Soul sembra sfiorare il testo, cercando di contenere un'energia che rischia di deragliare, tanto è costretta: tant'è che il tutto va davvero a deflagrare nella botta incattivita di funk che arriva subito dopo, Mi muove, e sembra, quasi quasi, di ascoltare un pezzo dimenticato dei gloriosi Blindosbarra. E' un Bobby Soul perfettamente lucido e in equilibrio, si sarà capito, quello che ha dato alle stampe un lavoro, che, rovesciando la citazione iniziale, si potrebbe anche definire la sostenibile pesantezza (e godibilità estrema) di chi sa danzare sul pentagramma più nero e faticoso che ci sia. Gli anni hanno portato qualche avvitamento malinconico, e non poteva essere altrimenti: i calendari si sgranano per tutti. Ma anche belle innaffiate di ligustico sarcasmo (Appena mi pagano), e un mestiere che gli può far fare qualsiasi cosa. In libera declinazione funk: vedi alla voce incredibile della versione del Don Giovanni di Battisti. Fender Rhodes a ricamare qui e là tra fiati e corde, un tono più da balladeur ritmico che da puro e crudo e filologo del verbo black. Partecipano La Decima Vittima, James & Black, i Belli Fulminati nel Bosco, e tanti altri amici: efficaci come serve. (Guido Festinese)


