Chitarre riverberate che sembrano, assieme, piangere e ghignare sprezzanti, slide indolenti, tocchi spauriti e sparuti di pianoforte, banjo rotolanti e metallici, quel senso di tragica ineluttabilità che coglie chiunque contempli un deserto americano, anche nella declinazione più fumettistica e texwilleriana che conosciate. E ricordi che si affollano in testa a ondate, Steinbeck e la Dust Bowl, Paris, Texas e gli amori che si perdono sorridendo tra la polvere, il vento caldo che mozza il respiro, gli incontri che non promettono nulla di buono: al massimo uno svitato in più che tira a fregarti. E via citando, perché Americana di Guano Padano è tutto questo, in quel solco doloroso e reticente, ipercitazionista eppure reale che hanno indicato gente come 16 Horsepower, Calexico, Califone. Mettiamoci dentro ora anche questi notevoli italiani, che devono aver scambiato la piana del Po per Tucson, Arizona. Oppure, semplicemente, si sono ricordati di “Americana”, non la musica: l'antologia di Vittorini che tornò a far respirare libertà e scrittura a una generazione asfissiata dal fascismo. (Guido Festinese)


