Ecco un sestetto che, concerto dopo concerto, sudata dopo sudata (ma con allegria, sempre) rinnova le sorti di un folk revival e progressivo sempre a caccia di nuova linfa. Gli anni passano, sembra che tutto sia stato già fatto e messo in pratica, ma l’energia trascinante di una buona esibizione o incisione in cui voci e strumenti diano l’impressione del “wall of sound”, del muro di suono in folk è sempre un miracolo che si rinnova. Loro sono nati dal nucleo dei Pog Ma Hom, ed hanno amori incrociati e ben meditati per la musica gaelica, occitana, francese, basca, galiziana, bluegrass, swing, e quant'altro vorrete mettere in conto: con un denominatore comune, l'essere piemontesi, dunque di una terra di transito e di ricordi ben conservati che aiuta. Hanno in formazione chitarre e bouzouki, banjo e cornamuse, ghironde e fisarmoniche, hammond e batteria, violino e whistle: un gran bel attizzatoio di emozioni e di possibilità. Qui troverete roventi reel elettrici e scottish, polke e mazurke dirupate, canzoni e valzer. Vale il collante della precisione e dell’entusiasmo, ed alla fine l’effetto è, mutatis mutandis, simile a quello di certe giubilanti avventure dei Blowzabella, o del miglior folk elettrico in genere di marca british. Seguiteli. (Guido Festinese)


