Le canzoni necessarie da scrivere in proprio, quelle da ricordare degli amici di sempre, anche se lontani o partiti per un viaggio in posti davvero troppo lontani, come Umberto Bindi. Eccolo qui, Andrea Mora. Che un giorno, dopo tanta gavetta e un paio di buoni dischi, ha deciso di fare “punto e a capo”. Un cantante-autore o, meglio, “il” crooner genovese, uno che ha scoperto che meglio dell'elastico telaio ritmico-melodico del jazz, per cantare le proprie canzoni, senza vocalizzi o stentoree affermazioni di prodezza vocale, non c'è proprio nulla. E detto da uno che gli strumenti li maneggia piuttosto bene. Ad esempio la fisarmonica, il pianoforte, la chitarra. Ma devi avere attorno gente come Gianluca Tagliazucchi al pianoforte, Rudy Cervetto alla batteria, Dino Cerruti al contrabbasso. Eccellenze jazz liguri. Storie salmastre, a volte venate da un filo di malinconia, infiltrate di maccaja, a volte rinfrescate dal Maestrale freddo della vita: quello che ti aspetteresti da un ex “garaventino” fiero di esserlo stato, quando c’era Don Gallo il cappellano a far rigare dritto i ragazzi, con una parola dura, e una carezza. (Guido Festinese)


