Ha volte il futuro ha parvenze antiche, quasi remote. E quando ce ne accorgiamo scatta il piccolo miracolo dell’emozione, che è poi quanto homo sapiens fa dagli inizi: imparare dalle storie emozionandosi. Nando Brusco è un giovane cantastorie calabrese che, dopo aver approfondito la pratica della chitarra, dell’organetto, della zampogna, alla fine ha scelto di cantare e recitare i suoi brani palpitanti di memoria orale accompagnandosi solo con il tamburo a cornice. Che diventa di volta in volta il rumore della folla, il crepitare di una salva di fucileria, il battito cardiaco, il frusciare degli animali ai lati di un sentiero. E’ una via difficile, che forse ha avuto il suo prodromo storico con Alfio Antico, in Sicilia, ma che non conoscevamo in questa forma nella vicina Calabria. La voce è potente e duttile, l’effetto complessivo di impressionante drammaticità, sia che Brusco racconti la storia dimenticata di una strage di contadini nel’ 49, che avevano avuto il torto di occupare terre di latifondo per coltivarle, sia quando il battito del tamburo accompagna filastrocche ataviche. Un tassello di memoria preziosa, insomma. (Guido Festinese)


