
Marco Fadda
Ogni estate veniamo puntualmente sommersi da una miriade di cosiddetti “eventi” culturali (per la serie la cultura in vetrina), di cui l’inflazionata, canonica idea del festival jazz è esempio paradigmatico: ogni più piccolo comune della Penisola deve fregiarsi di una “rinomata” e modaiola rassegna jazzistica. Si tratta spesso di manifestazioni logore già in partenza, dove tutto è altamente prevedibile, perché l’intenzione, quando esiste, è quella di ripetere formule stantie, nel perpetuarsi di standard ammuffiti e autoreferenziali. La rassegna tortonese, invece, si muove in direzione ostinata e contraria, con il vento contro, come recita l’ultimo romanzo di Stefano Tassinari, confermando d’essere tra le poche in circolazione a meritare attenzione e considerazione. Grazie alla sapiente e meritoria direzione artistica di Alberto Bazzurro, Jazz Fuori Tema è diventato un vero e proprio appuntamento con l’arte (non solo quella musicale) che annualmente si rinnova; un’arte valorizzata sia nei suoi contenuti estetici che in quelli morali e sociali: la bellezza da una parte, la partecipazione dall’altra. A Jazz Fuori Tema, l’amore per la progettualità vive accanto a quello per l’estemporanea creatività, l’improvvisazione. A farsi largo, è una moderna idea di jazz aperta a tutte le possibili direzioni e in grado di tenere conto delle molteplici trasformazioni intervenute nell’ultimo mezzo secolo. Perché è vero che non si possono sommare le pere con le mele, e proprio per questo è necessario muoversi con cautela quando si tenta di valutare forme estetiche differenti, ma non si può chiuedere un occhio e poi anche l’altro sulla profonda commistione tra i linguaggi che ha interessato l’intero mondo della musica popular negli ultimi 40 anni, soprattutto grazie al jazz e ad alcune sue figure chiave (pensiamo a Miles Davis o Joe Zawinul). Ma qui il discorso dovrebbe allargarsi al grande albero delle musiche afro-americane, alla sua crescita e alle sue radici sparse un po’ in tutto il mondo, e non è questa la sede.

Giorgio Li Calzi
Del Jazz Fuori Tema 2008, abbiamo seguito la serata d’apertura e quella di chiusura, non quella centrale dedicata all’imminente centenario della nascita di Cesare Pavese con protagonisti il cantautore Gian Maria Testa e il polifiatista Piero Ponzo. Il primo fuori tema è stata una’audace scommessa, una totale carta bianca lasciata a quattro musicisti dalle diverse storie ed estrazioni: Fabrizio Puglisi al pianoforte, Mark Dresser al contrabbasso, Marco Fadda alle percussioni, a sostituire l’assente Alfio Antico, e Riccardo Tesi all’organetto diatonico. I primi due, smaliziati esponenti dell’avanguardia internazionale con alle spalle collaborazioni prestigiose (soprattutto il dotto Mark Dresser), RiccardoTesi, pregiato artigiano del nostro “folk mediato” e meditato, e Marco Fadda, battitore libero di pelli, tamburi e quant’altro a disposizione di ogni musica vissuta e interpretata con intelligenza. Il risultato è stato uno spettacolo gustoso, spiazzante e imprevedibile, costruito su brevi monologhi e dialoghi dai rischiosi e vertiginosi passaggi tra “attori” che s’erano visti solo un paio d’ore prima. A colpire sono state le infinite soluzioni espressive di Puglisi, pianista di grande personalità, dal tocco superbo, una profonda preparazione tecnico-teorica, e un’esaltante inventiva nel produrre suoni materici e parassiti. Da segnalare, poi, il coraggio di Tesi, la sua capacità di rischiare, di misurarsi con il mondo dell’ improvvisazione, diventando lui stesso un improvvisatore involontario, sfoderando un’umiltà senza pari a dispetto delle grandi soddisfazioni raccolte in questi anni.