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Massimo Barbiero
Il secondo fuori tema, quello di chiusura della tre giorni tortonese, si è concretizzato in un tributo agli ottant’anni di Ennio Morricone, simbolo della composizione musicale per immagini. A salire sul palco sono stati i piemontesi Giorgio Li Calzi e Massimo Barbiero, insieme sulla scena per la prima volta. Il primo è trombettista unico nel panorama italiano, perchè sembra aver raccolto come nessun altro l’intera eredità del Miles elettrico. Se, infatti, Paolo Fresu ha modellato il suo registro espressivo sul timbro del Davis anni ’50, Li Calzi evoca con personale lirismo la “voce” del Davis dei primi anni ’70, con il medesimo suono intimo, scuro, sordinato, filtrato, addirittura prodotto attraverso le stesse posture: testa incassata nelle spalle, tromba rivolta verso il basso. Li Calzi, però, non è solo un ottimo trombettista, ma è anche un abile manipolatore di apparecchiature digitali e raffinato tessitore di suoni artificiali, tant’è che potremmo definirlo una specie di sciamano elettronico: una via che lo stesso Davis non avrebbe disdegnato. Massimo Barbiero, invece, da oltre vent’anni batterista e percussionista degli Enten Eller (ma non solo), storica formazione dell’avanguardia italiana, rimane una delle intelligenze musicali più acute e sensibili del nostro paese, con una speciale vocazione alla costruzione di complesse architetture ritmiche. I due, coadiuvati dal contributo visionario delle danzatrici Cristina Ruberto e Cristiana Celadon, hanno ammaliato il pubblico con una performance ipnotica, a tratti irruente, che a partire da brevi allusioni a famosi temi morriconiani, si è spinta verso territori misteriosi in sospeso tra primordialità e cosmicità. Le steel drums di Trinidad e Tobago da una parte e la campionatura dell’errore digitale dall’altro: qualcuno una volta avrebbe detto “from the ancient to the future”. In sottofondo le parole di monito di uno scatenato Marcello Mastroianni estrapolate dal film “Todo Modo” di Elio Petri, amara riflessione quanto mai attuale sull’eterna corruzione dell’uomo politico e di potere.
(Marco Maiocco)