Sabato 2 agosto ore 21,30, Federico Sirianni
Domenica 3 agosto ore 19,30, Stefano Barotti, Andrea Marti e, a seguire in piazza, Paolo Bonfanti
Per info www.myspace.com/ilbancozoagli
Marco Muzio: 3463259127
IL BANCO via Zunino 3 Zoagli(GE).
{mos_sb_discuss:6}
Federico Sirianni
Federico nasce a Genova nel '68, a settembre e cresce di musica grazie ad una madre che non sa star senza e poi canta. Studia chitarra d'autodidatta dopo i rudimenti iniziali del grande Armando Corsi e si esercita anche al pianoforte. Il risultato è che i suoi pensieri cominciano ad avere una loro colonna sonora e lui non riesce più a scinderli da un qualunque accompagnamento musicale.
È un tunnel senza uscita. Intorno al '90 inizia a fare sul serio, a scrivere canzoni vere, entrando in contatto con personalità decisamente interessanti, per quanto leggermente spostate: Augusto Forin un burbero fotografo dagli scritti minimali e dal passo lento di beguine e l'eterna compagna (vera artista dell'obiettivo) Patrizia Biaghetti, il giovane e irrequieto Fabrizio Casalino, il geniale Max Manfredi e, last but not the least, il pianista biotecnologo Marco Spiccio, la cui salute mentale è ampiamente documentata dalla sua segreteria telefonica (il concetto è criptico, ma se provate a telefonargli capirete). Con Augusto, Fabrizio e Marco mette su un gruppo chiamato "La Giostra dei Pazzi". Sono due anni di incontri, bevute, progetti impossibili, qualche concerto e l'invito e la vittoria alla Festa degli Sconosciuti con la quale, come gli piace raccontare "siamo diventati il gruppo più sconosciuto d'Italia". Nel 1993 viene chiamato da Amilcare Rambaldi al Premio Tenco. In quel momento si sente un "vero cantautore", ma dura poco. Gli anni successivi sono un continuo, incessante maelstrom di esperimenti, incroci e incontri. L'esibizione al Tenco non dà i frutti sperati, così decide di abbandonare la canzone d'autore per un percorso più ampio in cui fondere canzoni e teatro. In seguito parte per un soggiorno all'est, in Bulgaria, dove rimane più del previsto ed è colpito violentemente dai luoghi, dagli odori, dai colori e dai suoni che si ascoltano in ogni angolo delle città in decadenza da post comunismo o dei villaggi più arcaici. Non si riprenderà più. Si porta infatti ancora dietro la malinconia e la forza dirompente di quelle atmosfere e di quella musica, che sceglie come principale filo conduttore delle sue canzoni. Comincia a frequentare i campi Rom, a conoscere le usanze, le tradizioni, la cultura e la musica dei nomadi, quella destabilizzante forma di libertà che rappresentano, raccontando di un popolo costretto da circa un millennio alla fuga, estraneo alle guerre, perseguitato come e più di altre etnie, ma evidentemente privo di un buon ufficio stampa. Da Genova si trasferisce a Torino dove dovenasce, mischiando musicisti genovesi e torinesi, la Molotov Orchestra, con la quale tuttora suona. Nel 2002 tra Torino, Genova e Milano nasce "Onde clandestine" un disco d'esordio dalla gestazione lunga e faticosa, che raccoglie una dozzina di brani, dal Tenco ad oggi. Giangilberto Monti ha coniato per lui un termine che finalmente, dopo anni, lo libera dal complesso del cantautore: Federico Sirianni è a tutti gli effetti un "bandautore". Nel 2004 partecipa al Mantova Musica Festival e vince il premio della critica a Recanati.
Stefano Barotti
Ben suonato e ben scritto, “Gli Ospiti”, il nuovo album del cantautore ligure Stefano Barotti dovrebbe essere, l’album del salto di qualità. La qualità artistica di Stefano Barotti, alta, era già stata ben dimostrata e comprovata dal precedente e infatti” Gli OspitI” è una conferma della scrittura originale e compatta del cantautore. Dei cantautori di un certo “giro” apparsi o ricomparsi sulle scene negli ultimi anni - ne citiamoqualcuno : Coppola, Tessadri, La Rocca, Parodi, Consoli, Rosa Tatuta giusto per ricordarne qualcuno - Barotti ci pare quello che più di ogni altro potrebbe raccogliere l’interesse di ciò che resta di una discografia che una volta aveva da spendere ( bene, male) qualche soldo per un appropriato arrangiatore e per ciò che ne consegue. Stefano, abbiamo già sottolineato, scrive bene e un arrangiatore di vaglia potrebbe farlo salire più in alto musicalmente. Non che Jono Manson, produttore e factotum, di Stefano Barotti non ci sia riuscito fino ad oggi - se è arrivato fino a qui, alcuni grossi meriti sono da ascrivere al newyorchese - ma la prossima frontiera di Stefano Barotti è certamente misurarsi con gente come De Gregori, Dalla, Ron, Guccini sul loro ring, con l’attitudine del rock che Manson gli ha ben comunicato ma che deve ora passare attraverso la cruna dell’ago dell’italianità. Bellissime le ultime due canzoni del disco, quella che dà il titolo all’album e la conclusiva intimistica “Piccola Canzone “. Tutto questo e ciò che può valere per dire che Barotti ha bei temi, belle melodie, uno stile vocale che, assimilato, è intrigante, per di più particolare, per ricordare che, come dicevano i latini, tempus fugit e che per stare sul mercato non basta essere sponsorizzati ma che ci vuole il coraggio di lasciarsi qualcosa dietro di se. Un’ultima nota : Il cantautore è inoltre, a parere del recensore, uno di quegli artisti che può fare bella figura in manifestazioni anche popolari quindi, perché non provarci fino in fondo.
Andrea Marti
Genovese, classe 1959, Andrea è attivo sulla scena country-rock e bluegrass italiana dal 1979. Ha suonato chitarra solista e ritmica acustica ed elettrica, armonica, mandolino e basso, facendo parte di formazioni “storiche” come i Green Cellar, i Fried Chicken e gli Hocus Pocus: con questi ultimi ha effettuato concerti in gran parte del Nord-Italia e in Svizzera, dal 1990 al 1997, e ha inciso l’LP “After Waitin”. Nel corso degli anni si è esibito più volte in duetti o trii acustici con Paolo Bonfanti e Beppe Gambetta, tra gli altri. È autore di numerose canzoni, alcune delle quali figurano negli album di Paolo Bonfanti e, in traduzione italiana, sono state riprese dal gruppo rock La Rosa Tatuata. Andrea Marti ha da poco finito di incidere il suo primo album solista “Traditional Man”, in uscita a marzo per la casa discografica Club de Musique di Courmayeur, nel quale figurano grandi musicisti come Paolo Bonfanti, Rosalba Grillo e Alessandro Pelle (Paolo Bonfanti Band), Giorgio Ravera e Massimiliano Di Fraia (La Rosa Tatuata), Martino Coppo e Stefano Cavallo (Red Wine), Tato Capelli e Alberto Giordano (Fried Chicken), e altri ospiti come Nicola Bruno, Fulvio Diclemente, Bibi Servetto e Roberto Parodi. Nella vita non musicale A. M. insegna Italiano, traduce dall’inglese, recensisce libri, ne scrive e talvolta trova persino il tempo di cibarsi, fare passeggiate e tutte le altre cose che fanno le persone sane.

