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Concerti Concerti WARREN HAYNES BAND - Arena del Mare - Porto Antico - 11/07/2011
 

WARREN HAYNES BAND - Arena del Mare - Porto Antico - 11/07/2011 WARREN HAYNES BAND - Arena del Mare - Porto Antico - 11/07/2011 Hot

porto anticoLa terza serata della seconda edizione del Genova Guitar Festival, dopo Lee Ritenour e i Colosseum, è stata un vero e proprio evento, definizione che certo bisogna usare con molta parsimonia, perché si riferisce a qualcosa di davvero eccezionale, fuori dal comune e dalla consueta quotidianità, ma in questo caso quanto mai adatta a inquadrare la realtà dei fatti. Sul palco, infatti, è salito Warren Haynes, lo storico leader dei Gov't Mule e per qualche tempo anche chitarrista dei leggendari Allman Brothers, che non ha tradito le attese, sfoggiando al meglio tutto il suo vasto repertorio artistico. Cantante eccelso dalla voce ruggente, autore brillante, ma soprattutto chitarrista insuperabile sul piano tecnico, espressivo e timbrico - eccezionale a questo proposito il suo controllo dei congegni elettrici per trovare sempre nuove sonorità e colori - Haynes è oggi il più significativo rappresentante del southern rock statunitense, erede e depositario della lezione di gruppi storici, come appunto gli Allman Brothers e i Lynyrd Skynyrd. Musicista sensibile, perfettamente calato nella cultura del proprio paese e nella storia della sua musica, Haynes ha nel tempo progressivamente "annerito" la propria di musica, collaborando sempre più di frequente con artisti afroamericani - jazzisti, bluesman - quali ad esempio Little Milton e la Dirty Dozen Brass Band. Un modo per meglio tributare il giusto ringraziamento alle vere fonti di quel rock blues bianco, fatto di riff fulminanti e scale pentatoniche, del quale egli è massimo interprete. A Genova, proseguendo in questa direzione, Haynes si è presentato alla guida di una formazione interamente afroamericana - una faccenda che nel profondo sud dal quale proviene, nello specifico il North Carolina, fa ancora un certo effetto ai nostalgici della discriminazione razziale - dall'anima congiuntamente soul, gospel e funky: un tastierista all'organo hammond e al piano elettrico, una corista, un sassofonista tenore, un bassista e un batterista. La rutilante e infuocata band, con la quale ha inciso il recente "A Man in Motion", non a caso pubblicato dalla storica "etichetta nera" Stax Records, e quasi interamente presentato nella suggestiva Arena del Porto Antico genovese. Una serie di splendide composizioni alla maniera di Haynes, con forme e strutture stagliate e definite, deformate costantemente dall'interno. E quindi, strofa, bridge e ritornello, con l'intelligenza di alternare spesso - dopo la prima esposizione ovviamente - le sezioni di ogni brano, impastandole poi a gloriosi momenti solistici su pedali armonici, durante i quali la temperatura sale spesso a livelli di intensità quasi insopportabile. Le chitarre di Haynes, insomma, restano in primo piano: la sua musica nell'amalgama con le sonorità afroamericane non perde identità, ma guadagna anzi maggior profondità e dignità, emblema della popular music più colta ed elaborata. Eccezionale la sua facilità di esecuzione, la plasticità e leggerezza del suo fraseggio, la rotondità e grana del suo suono, il suo controllo assoluto del palco e di ogni fase e passaggio dello spettacolo; incredibili le sue qualità di interprete, la generosità con cui si esprime inscritta in una sorta di saggia mitezza comportamentale, la serietà e l'impegno con cui conduce per oltre due ore un concerto straordinario, come se fosse l'ultima serata della sua vita, la perfezione tecnico-fornale in cui tutto questo avviene. Oltre alla presentazione di "A Man In Motion", Haynes ha snocciolato, come di consueto, qualche cover, affidata alla solita immacolata esecuzione e ad un'interpretazione sincera e ispirata, che senza alcun stravolgimento gli permettono di far suo ogni brano preso a prestito. Su tutte, "Born Under A Bad Sign" e una "One Love" alla chitarra classica semplicemente perfetta. Poi è stata la volta di qualche hit estrapolato qua e là da album precedenti dei Gov't Mule, come per esempio "Railroad Boy", composizione cardine del cd "By a Thread" (2009), eseguita splendidamente in slide alla chitarra acustica. A Chiudere, infine, ancor più degnamente la serata è stata la riproposizione (nel bis) dell'antemica "Soulshine", sorta di manifesto culturale, celebre composizione di Haynes, che da qualche tempo arricchisce il repertorio degli Allman Brothers. Superlativo. (Marco Maiocco)

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