| 04 Aprile 2010
DISCO MIX a cura di Jedediah Leland
Tutto questo è accaduto nello spazio di un solo secolo; cosa accadrà fra trenta o quarant'anni? Quanto di quello che stiamo ansiosamente accumulando in 'tera-disk', sarà riascoltabile dalle prossime generazioni? (Per approfondimenti vedi il bel libro di Maurizio Ferraris, "Documentalità"). Dopo aver passato la vita a iper-documentare le nostre passioni musicali, vere o presunte, ai nostri figli o nipoti (ammesso che siano minimamente interessati) forse non rimarrà niente, nemmeno una nota. È pur vero che in questo momento l'industria discografica si mantiene in vita proprio grazie alle ristampe (Hendrix dev'essere arrivato alla trentacinquesima rimasterizzazione!); ma chi decide cosa ripubblicare/salvare nei nuovi formati e perché? Due sono i soggetti deputati a scegliere: il mercato, nefasto o forse solo concreto e le Fondazioni, istituzioni che tramandano l'eredità di un'artista, anche a costo di travisarla e mummificarla. In Italia le più attive sono quella dedicata a Giorgio Gaber e a Fabrizio De Andrè: due artisti decisamente fuori dal coro, spesso costretti a rientrarvi proprio in occasione delle loro celebrazioni. Ma se la prima sembra impegnata a mantenere in vita lo spirito dell'artista milanese (e del suo alter-ego, ancora vivente, Sandro Luporini), la seconda (sia detto con il massimo rispetto) indugia in una rievocazione al limite dell'imbalsamazione. La mostra a lui dedicata (passata per Genova e Nuoro, attualmente all'Ara Pacis di Roma) era al limite; il libro pubblicato da Chiarelettere "Tourbook" il limite sembra decisamente oltrepassarlo (come sicuramente fa il racconto a fumetti di Berardi e Càlzia "Uomofaber", al Museo Luzzati di Genova fino al 18 aprile). Ma forse siamo noi, che alla commemorazione preferiamo il soffio vitale della condivisione. Proprio come Franco Zaio.| < Prec. | Succ. > |
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