| 06 Novembre 2010
DISCO MIX a cura di Jedediah Leland
Poi c'è il fiore all'occhiello dell'azienda di viale Mazzini, il festival di Sanremo. Se ne parla quasi ininterrottamente tutto l'anno, da quando finisce, con le controversie sugli ascolti e il basso livello della musica proposta, d'estate, con le prime rivelazioni sulla conduzione, d'autunno con le prime indiscrezioni sulle partecipazioni e gli ospiti. Tutto sgocciolato con competente sapienza, tanto da far credere che l'evento esista davvero e non sia una pura proiezione mediatica che alimenta se stessa. Ovviamente si aggiunge anche qualche polemica creata ad hoc o anche involontaria: difficile capire a quale categoria appartenga l'ultima in ordine di tempo, l'ipotesi di far cantare nel corso delle serate l'inno partigiano "Bella Ciao" e quello fascista "Giovinezza". I due titoli sono trapelati a margine della conferenza di presentazione del regolamento, con il conduttore Gianni Morandi e il direttore artistico Gianmarco Mazzi, che si sono bypartisanamente divisi i compiti. Come se non bastasse è poi arrivato l'intervento del direttore della prima rete Rai, Mauro Mazza, che si è detto d'accordo sulla scelta delle canzoni citate, aggiungendo - lasciateci immaginare su quale input - che a lui "viene in mente anche Va' pensiero perchè Sanremo deve ripercorrere la storia intera, senza censure e senza cesure". Fortunatamente sono bastate ventiquattro ore per far rientrare l'iniziativa (sottintendo peraltro l'idea revisionista che le due canzoni abbiano lo stesso significato): segnaliamo l'invito di 'Libertà e Giustizia', l'associazione presieduta da Sandra Bonsanti con Gustavo Zagrebelsky, a spegnere Sanremo per tutta la durata del festival: "L'anno scorso i Savoia, quest'anno il Duce, è una coincidenza?".
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