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I nostri preferiti Rock TOWNES VAN ZANDT - Flying Shoes (Tomato 1978)
 

TOWNES VAN ZANDT - Flying Shoes (Tomato 1978) Hot

Image Se il capolavoro “ufficiale” è, per opinione comune, “The Late Great Townes Van Zandt”, a ben guardare è “Flying Shoes” il disco più compatto e intenso del cantautore di Forth Worth, Texas. A metà anni ’70 qualcuno aveva davvero creduto che “il povero grande Townes Van Zandt” (questa la traduzione del titolo sopra menzionato) fosse morto. Non era vero però ci mancò poco.  Van Zandt conobbe oscure vicende familiari, tentò il suicidio e per molto tempo non incise alcunché. “Flying Shoes” contiene molti brani composti durante questo lungo iato ed è il disco di un uomo che cerca di venire a patti con i propri demoni costruendosi una casa di legno, quella fotografata in copertina, e suonando la chitarra. Ha momenti drammatici (“Non ci vorrà molto prima che io mi allacci le mie scarpe volanti”) senza essere un disco realmente deprimente. I sessionmen della Nashville povera suonano bene, in particolare l’amico pianista Rex Bell, e le canzoni poggiano su un sostrato di vitalità reale, a cominciare dalla figura femminile delineata in “Loretta” passando per il ritratto d’ambiente di “Pueblo Waltz” sino ad arrivare alla classica “No Place To Fall: “Se io non avessi posto dove cadere/ Potrei contare su di te/ Per potermi coricare”. Poteva essere il segnale di un ritrovato equilibrio ma così non fu. Per il “James Joyce dei cantautori texani” gli anni ’80 e ’90 saranno una lenta agonia, come dimostrò una sua esibizione genovese pochi mesi prima della morte. Portato a braccia sul palco, a un certo punto biascicò qualcosa a proposito della propria ombra proiettata su un muro: “Pare una signora in nero”. La “signora” lo avrebbe preso per mano il primo gennaio 1997. (Antonio Vivaldi)

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