Quando nel 1992 fu pubblicato il doppio cd che testimoniava, riassumendole, le quattro serate del duo Stan Getz e Kenny Barron al Café Montmartre di Copenaghen (3, 4, 5 e 6 marzo dell’anno precedente), furono in molti a parlare di testamento musicale per il sassofonista di Philadelphia, che era scomparso esattamente tre mesi dopo quell’ultima esibizione. Recensendo “People time” nel luglio 2007 per la rubrica “I nostri preferiti” non lesinavamo certo gli elogi definendolo “un disco imprescindibile per ogni appassionato… per cui non resta che l’aggettivo sublime”. Oggi un semplice box cartonato contenente sette cd e un libretto a dettagliato commento (44 euro), permette di scoprire tutta la musica di quei quattro giorni divisa in due set per serata (sette in tutto, l’ultimo giorno Getz stava troppo male e dopo il primo preferì smettere). Sono quarantanove titoli (di cui ventidue ripetuti) che confermano lo stato di grazia dei due musicisti: il pianismo di Barron, ‘protettivo’ e non ‘antagonistico’ (come ad esempio fu quello di McCoy Tyner per Coltrane) è perfetto per il tenore lirico e soave di Getz, comunque impeccabile nonostante la malattia lo costringesse a chiedere a Barron di improvvisare per riprendere fiato. Ai brani che già conoscevamo (“East of the sun”, “Night and day”, “Gone with the wind”, “Softly, as in a morning sunrise”, la commovente “First song” di Charlie Haden e il brano di Benny Carter da cui il titolo) si aggiungono tra gli altri “Yours and mine” di Thad Jones, “Con Alma” di Dizzy Gillespie, “Que reste-t-il des nos amours di Trenet. Una vera e propria summa dell’arte del duo a cui si aggiunge una registrazione live pressoché perfetta. (Danilo Di Termini)
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