Può succedere anche questo: che una cantante jazz dalla voce notevole e molto duttile, tornata a frequentare quelle radici blues che nel jazz albergano con saggia dignità, alla fine riscopra il canzoniere di Bob Dylan, che di blues nascosto, accennato, dichiarato è intriso. Questa è una registrazione dal vivo all'Auditorium del Parco della Musica, con un supergruppo in cui spiccano il pianoforte di Stefano Sabatini, e il violoncello di Giovanna Famulari. Splendidi gli arrangiamenti, che non cercano di calcare l'originale, scheletrica formula del menestrello di Duluth, e accorta la scelta di Tedesco di non “doppiare” l'altrettanto scheletrica e affascinante voce brumosa di Dylan. Si tratta di re-inventare, che è poi una delle ragioni d'essere del jazz. I rockettari potrebbero anche rimaner perplessi, specie quando i ritornelli non “tornano” con l’inconfondibile raschio del bardo di Duluth, ma questo è proprio un bel lavoro, nel complesso. (Guido Festinese)
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