Ecco un disco che passerà inosservato: ai fanatici dell’etichetta tedesca, perché i dischi con la parola ‘vocal’ non sono certo tra i più scelti del catalogo; ai seguaci del rock alternativo, perchè difficilmente s’inerpicano per gli erti sentieri contrassegnati ECM. E invece il secondo disco dell’artista newyorchese (uscito quasi in contemporanea al primo, “Lu Lu”) riesce a mescolare – letteralmente e felicemente – il sacro e il profano, il jazz e il contemporaneo. Piano e voce (inevitabile pensare ad Annette Peacock), in alcuni brani l’organo, per un repertorio in parte personale, in parte di derivazione classica (e liturgica), con due soli standard (“All of You” e “They Can't Take That Away from Me”). Un disco particolarmente consigliato per chi vuole provare ad ascoltare qualcosa di nuovo. (Danilo Di Termini)

