Nel mondo spesso sorprendente delle autoproduzioni, lavori a lungo meditati ma che attendono il riconoscimento di una buona distribuzione segnaliamo questa prima opera del duo Susto e Soranzio, rafforzato per l'occasione dal prezioso apporto di Gianpaolo Costantini, specialista del bandoneon, lo strumento che fu imbracciato da Piazzola, e che per una bizzarra sorte nacque invece in Germania come ausilio per il canto liturgico. Il bandoneon, rammentiamo, è strumento tutt'altro che semplice, per diteggiatura, dinamiche, controllo: ma in mano a Costantini volteggia con tutta la destrezza necessaria a creare incastri di suono e di silenzio con il basso di Luciano Susto, e la voce di Donatella Soranzio. Quest'ultima, mezzosoprano di formazione lirica, e specialista di foniatria è anche autrice di lavori teatrali: e una certa piacevole "teatralità" si avverte, nel piglio con cui affronta il materiale. Susto invece, allievo del grande (e prematuramente scomparso) Stefano Cerri ha all'attivo un curriculum contrassegnato dall'eclettismo: una dote che serve parecchio, ai bassisti elettrici. Repertorio largamente incentrato su classici Yddish, un bel recupero dal periodo italiano di Piazzola ("Se potessi ancora"), una riflessione sull'Argentina del terrore di Videla, e molto altro ancora: brani che, si comprende, funzionano anche meglio nella dimensione "live". Qualche difetto di "pitch" potrebbe essere corretto in fase di postproduzione: ma è un peccato veniale. (Guido Festinese)


