Secondo disco a suo nome per questo enfant-prodige norvegese, già ascoltato con il gruppo JagaJazzist e nel mediocre disco ECM di Manu Katchè. Enfant perché ha solo ventinove anni, prodige perché riuscire a farsi pubblicare un disco del genere ha davvero del prodigioso. Non un solo brano degli otto di cui è composto il cd, si solleva dalla noia e dal già sentito: immaginate il Jan Garbarek più retrivo che incontra il Pat Metheny Group in pieno delirio d’onnipotenza; e senza nemmeno un briciolo delle qualità dei due leader. Il tutto immerso in un torpore che dovrebbe passare per ponderosa meditazione, ma dietro il quale non s’intravede che il vuoto: come ha scritto il buon John Fordham sul Guardian “ogni frase della tromba sembra riempire uno spazio più che suonare”. Girare al largo. (Danilo Di Termini)


