Terminato sul finire del 2010, esce ora questo nuovo suggestivo progetto in solo del grande chitarrista di Ivrea Maurizio Brunod, noto soprattutto per essere componente fondamentale degli Enten Eller, storica formazione dell'avanguardia del jazz italiano. Chitarra elettrica, amplificatore valvolare, qualche effetto, e una loop station, i pochi strumenti che Brunod utilizza per liberare nello spazio i suoi temi malinconici e accattivanti, in perfetta linea con il burrascoso e spaesante tempo presente, e conseguire una compiuta fusione tra molteplici linguaggi. L'esperto artista piemontese, infatti, dimostra ancora una volta di sapersi confrontare con i più diversi idiomi: prog metafisico e spaziale, jazz cosmico e sperimentale di matrice friselliana, visionaria psichedelia, e qualche tocco più roots e sferragliante. Il tutto senza mai perdere, freschezza, immediatezza, essenzialità, ma soprattutto lucidità e rigore nella costruzione di impeccabili e smaglianti tessiture strumentali, fotografia di un equilibrio quasi architettonico tra gusto melodico e sapienza armonica. Oltre al già citato Bill Frisell, tornano alla mente i tardi Camel, gli ECM Terje Rypdal e David Torn, in qualche passaggio slide Ry Cooder, e (chissà...!) forse anche l'implacabile edificazione bachiana, a proposito di architetti del suono. Si ascoltino in questo senso le splendide e ammalianti "Message From a Sad Dolphin" e la title track "Bad Epoque", che chiude elegantemente l'album. Un lavoro maturo, che si fregia anche di una non banale rivisitazione della celeberrima e davisiana "Blue in Green", tappa ulteriore di un intelligente e profondo percorso musicale. (Marco Maiocco)


