Al suo ormai classico 858 quartet, atipico assieme di corde dalla spiccata impronta cameristica, Bill Frisell aggiunge i colori e la sensibilit‡ percussiva di Rudy Royston alla batteria, la cui morbida cassa funge quasi da basso fretless, a scandire il tempo dei raffinati intrecci fra la viola di Eyvind Kang, il violino di Jenny Sheinman, il violoncello di Hank Roberts, e ovviamente la sfumata e policroma chitarra elettrica di Bill Frisell. Una formazione affiatata, che da tempo suona a memoria su equilibri delicati e innovativi, dallo sbalorditivo suono d'assieme (a tratti un impasto davvero celestiale), alla quale Royston conferisce ulteriore ampiezza e profondit‡, oltre ad una maggiore freschezza e vivacit‡, e che qui si muove tra la ricerca jazzistica, il minimalismo accademico, e la consueta rielaborazione friselliana della popular music americana, a partire dalle sue profonde radici. Diciannove brani, commissionati dal Monterey Jazz Festival, che Frisell ha composto, tra l'aprile e il settembre 2012, nell'arco di un paio di brevi soggiorni presso il Glen Deven Ranch nel Big Sur, una selvaggia e particolare regione montana, distribuita su una vasta regione costiera e interna della California centrale, dominata dai monti Santa Lucia, che si elevano anche significativamente a pochi chilometri dall'Oceano Pacifico. Un territorio in parte ancora incontaminato, che senz'altro ha ispirato la decisa e screziata placidit‡ di questa ariosa, discreta e al contempo maestosa registrazione. Tra le composizioni un omaggio a Neil Young e (chiss‡) forse anche al suo leggendario e ovviamente californiano Broken Arrow Ranch, dove l'artista canadese concepÏ il suo epocale "Harvest". Pregevole, se non esemplare. (Marco Maiocco)


