Ci sono molti, forse moltissimi buoni motivi per procurarsi questa registrazione di Miles Davis all'Oriental Theater di Portand , Oregon, nel 1966. Il primo: nessuna registrazione di Miles Davis, dal vivo o in studio che sia, ufficiale o stra-illegale è pleonastica, così come nessuna pittura di Picasso, nessun libro di Saramago, nessuna versione possibile dell'Odissea. Miles è un continente a parte, nel jazz e nelle musiche popular che hanno scandito e cadenzato avventurosamente il secolo breve descritto da Hobsbawn, e dunque si consiglia una navigazione lenta e sotto costa, per non perdere nulla. Qui troverete, ad esempio, un quintetto stellare con Wayne Shorter, Tony Williams, Herbie Hancock, ma anche, udite udite, Richard Davis al contrabbasso: uomo chiave del free, uomo chiave in un capolavoro senza tempo del rock come Astral Weeks di Van Morrison. E troverete anche l'unica versione conosciuta di di Miles Davis di Who Can I Turn to?, croce e delizia dei collezionisti. Musica cangiante e inquieta, che sarebbe sbocciata poi, tre anni dopo, nella fumigante e “maledetta” stagione elettrica. (Guido Festinese)


