Il pianoforte sontuoso e “petersoniano” di Dado Moroni, per fortuna qualche volta attento anche alle avventure, oltre allo scintillio di un tocco da maestro, il sassofono di Max Ionata, fluente e maturo come deve essere un fiatista che cerchi l'incastro con gli ottantotto tasti manovrati dal timoniere di tastiere genovese. Assieme, ancora una volta, per un progetto che mancava, in fondo: cercare e trovare una chiave jazzistica compiuta per rendere in puro suono jazz lo sterminato canzoniere di Steveie Wonder. Sono musiche della stessa famiglia, il rhtyhm and blues venato di soul, rock e blues del tastierista cieco, e il jazz, spesso sfiorato come idea di creatività: eccolo qui il segreto di un disco riuscito, e, cosa che a molti farà piacere, considerando (a torto!) il jazz una musica poco più che penitenziale, assai sorridente. (Guido Festinese)


