Come si suol dire, sembra ieri, ma dal 1985 sono passai tre decenni. Il tempo per fortuna aggiusta molte cose, ad esempio la prospettiva storica. All'epoca il concerto qui riportato che incrociava le giovani energie pianistiche dell'inglese Howard Riley con quelle più mature del maestro Jacky Byard, famoso per aver prestato il suo pianoforte onnisciente sulla storia dei tasti jazz a Eric Dolphy e Charles Mingus, appariva come un fatto di routine, o quasi. Oggi, al riascolto, è un piccolo miracolo. Solo cinque brani (due dal repertorio più noto di Monk: Round Midnight e Straight, No Chaser), dilatati fin al quarto d'ora e oltre nel concerto tenutosial Pendley Manor Jazz Festival: segno che i due, già incontratisi in situazione simile l'anno prima, avevano affilato le armi. Si parte sempre con assoluta circospezione, esplorando e riesplorando il tema esposto, poi via con una stura di giochi armonici, cluster, dissonanze piazzate ad arte, echi formidabili delle vertigini antiche “stride” che Byard padroneggiava come quasi nessun altro. In coda Byard alza le mani dal piano, ed imbraccia il sax contralto, che suonava con grazia acerba: ne nasce una deliziosa Lady Bird. (Guido Festinese)

