Omar Sosa deve aver firmato un patto speciale con gli dei - santi sincretici che popolano la Santeria cubana: non sbagliare un colpo, discograficamente parlando, per qualche decennio. Difficile trovare un lavoro debole o transitorio del pianista, impossibile poi, quando lo si ascolta dal vivo, non cadere in una maliarda fascinazione: come successe a Genova tanti anni fa, quando sotto un autentico fortunale al Porto Antico Sosa continuava a suonare sorridendo completamente fradicio. Sia come sia, JOG è un nuovo progetto di Sosa: che si riserva ovviamente le parti di pianoforte, di manipolazione elettronica e di voce ( una sorta di flessuoso e gentile proto-rap) e si affianca il venezuelano Gustavo Ovalles alle percussioni, con lui dal 2003 in altri progetti, e il trombettista tedesco Joo Kraus, che ha un po' il suono tornito ed elegantissimo del nostro Paolo Fresu. Le undici tappe di JOG alternano ballate struggenti assolutamente irresistibili a momenti in cui la temperatura elettroacustica potrebbe rimandare agli anni Settanta, deliziosi abbozzi da due minuti tutti timbri a ricordi di danze caraibiche rese impalpabile materia da sogno. Siamo vicini al capolavoro, dunque. (Guido Festinese)


