Ecco un gruppo che potrebbe far innamorare a prima vista: a condizione che amiate certe atmosfere algide e lievemente raggelanti, dove molto spazio è lasciato al silenzio, e dove l'imprevedibile, quando fa irruzione (e succede molto spesso) non è detto che accada per portare rassicurazioni. Il pianista armeno Tigran Hamasyan ha trovato il modo di portare nel labirintico scenario jazz contemporaneo gli echi e i ricordi della sua musica folk: le scale modali, i microtoni, certo stupito languore nei profili melodici. Arve Henrikesen è trombettista che attinge al pensiero musicale ultracool di un Jon Hassell, Eivind Aarset il chitarrista “mutante” che sappiamo, Jan Bang un piccolo stregone del live sampling, in interazione diretta con gli strumenti acustici. Il tutto dipanato su due cd. Poteva rivelarsi un'operazione stucchevole, invece si arriva in fondo con la voglia di vagare ancora per queste terre di nessuno sonore difficili, ma incredibilmente affascinanti. (Guido Festinese)


