Tra il 1956 e il 1964 Ella Fitzgerald entra in studio per incidere otto album dedicati ai songbook di altrettanti compositori. L’idea è del patron della Verve Norman Granz e per il repertorio di giganti come Cole Porter, Rodgers & Hart, Duke Ellington, Irving Berlin, George e Ira Gershwin le affianca arrangiatori del calibro di Billy May, Nelson Riddle Buddy Bregman o addirittura lo stesso Ellington con Billy Strayhorn. Da queste incisioni, di altissimo livello artistico (ma anche tecnico), e dalle session con Louis Armstrong, provengono quasi tutte le canzoni scelte per celebrare, a cent’anni dalla nascita, il talento inarrivabile di Ella. Ma, con le case discografiche c’è sempre un ma, se la voce è quella originale (in due brani “They Can't Take That Away from Me” e “Let's Call the Whole Thing Off” si ascolta anche il grande Satchmo) la musica è rieseguita, con nuovi arrangiamenti, dalla London Symphony Orchestra. In un solo caso, nell’apertura di “People Will Say We’re in Love” viene aggiunta un partner contemporaneo, Gregory Porter, per un duetto un po’ lugubre, nonostante il risultato comunque dignitoso. Insomma, l’operazione, se pur accettabile all’ascolto, suona abbastanza incomprensibile, tanto da consigliare l’acquisto del cd solo se proprio non avete voglia di cercare tra gli scaffali i dischi originali. Anzi, come mai non li avete già tutti? (Danilo Di Termini)


