E' successo abbastanza spesso che musicisti jazz italiani di ottima levatura abbiano trovato negli Stati Uniti il terreno più confortevole per suonare, elaborare progetti, trovare compagni di suono e di palco perfettamente in linea con l'estetica richiesta. La prima ad andarsene fu Patrizia Scascitelli, nome molto amato nei lontani anni Settanta. Dal 2006 fa base a Kansas City ( la città di Count Basie) Roberto Magris, triestino giramondo, pianista assai più avventuroso nel tocco e nelle concezioni di quanto in genere gli venga riconosciuto. Magris s'è chiaramente formato alla scuola harboppistica, ma quando suona emerge anche un'anima più sperimentale, e nel calore incendiario delle sue improvvisazioni ci sono anche momenti di climax che mettono in conto “cluuster” di note alla Don Poullen. Il nuovo disco è registrato a Miami dal vivo con il suo sestetto, con la tromba svettante di Brian Lynch che a tratti può rammentare le volute di fiamma di Jack Walrath con Charles Mingus. Splendido il tributo a Roland Kirk, April Morning, un autore non sempre ricordato come dovrebbe essere. (Guido Festinese)


