Ma come, un altro disco dedicato a Gershwin? Sì, un altro disco dedicato a Gershwin. Per fortuna. Nostra, e di chi, al di là della vacua supponenza di chi crede di ave ascoltato tutto, e tutto soppesato, ritiene di poter dare giudizi a priori. Gershwin quando è morto non aveva neppure quarant’anni: dunque tutta la sua musica è opera di un giovane geniale che affrontava le note con la stessa travolgente intensità di certi rocker che preferiscono “bruciare, piuttosto che arrugginire”. Ed ogni riferimento alla realtà è puramente voluto. Gershwin, ascoltato con orecchie pure, è “Forever young”, come canta Dylan. Bello allora che Enrico Pieranunzi, uno dei migliori pianisti jazz italiani, uno che anche quando sussurra sui tasti produce rombi di intensità emotiva accanto al fratello Gabriele, violinista, e a un altro Gabriele, l’immenso Gabriele Mirabassi al Clarinetto abbia riletto Gershwin. Formazione timicamente atipico, esiti magnifici con un camerismo onirico e terreno al contempo. “Un americano a Parigi” e la “Rapsodia in Blu” come non li avete mai sentiti. (Guido Festinese)


