Jazz
Doppio cd, ed è già una bella prova di coraggio. Ma non è che conti la somma dei minuti, per queste diciotto tracce equamente ripartite in due dischetti. Conta il fatto che Aldo Mella, uno dei migliori (e meno ricordati) bassisti compositori italiani, attivo da decenni – Area 2, Flavio Boltro, l’indimenticabile Mella – Allione Quartet, Franco D’Andrea - è un musicista che non ha problemi a mostrare in musica quanto gli piace: tutto, escluse le note che non servono a nessuno perché sono brutte e inutili. Dunque aspettatevi un viaggio che sfiora la world music, il jazz rock, certo ambient jazz, le linee melodiche incantate come sapeva scriverle Metheny anni fa, la ricerca che trovate nei dischi Ecm, la melodia “italiana”, il ricordo delle sferzate hard bop, e via citando. Per farlo, complice anche un periodo di forzata immobilità, solo matita e carta da musica in mano per ragionare e concepire i brani, Aldo Mella s’è messo attorno oltre quaranta musicisti amici, che, tutti assieme, sono un bel ripasso della creatività musicale italiana delle ultime stagioni, declinata nelle forme strumentali più varie: Roberto Cecchetto, Flavio Boltro, Fulvio Chiara, Giorgio Li Calzi, Antonio Faraò, Enzo Zirilli, DJ Rocca, tra gli altri. Benvenuti a bordo per un lungo e istruttivo viaggio. (Guido Festinese)
L’inizio, un corrusco, magmatico affresco poliritmico in cui si agitano continui passaggi di tonalità, sino a rendere incerto e ambiguo l’intero blocco sonoro, potrebbe far pensare al Lennie Tristano gigantesco ed eroicamente solo delle ultime incisioni, dei tributi a Parker, della Discesa nel Maelstrom. E, in effetti, non è che il genio di origini italiane venga spesso ricordato come anticipatore del tocco dell’idiosincratico Jarrett. Qui però è manovra necessaria, almeno quanto il rammentare un dato storico di prima evidenza: ogni volta che Jarrett suona in “solo” in Germania per qualche misteriosa alchimia della sorte le cose sembrano funzionare al meglio. E’ successo anche in Italia, sia chiaro (ricordate i concerti di Milano e Venezia?), ma qui il dato è di concreta riconoscibilità. Col valore aggiunto di trovarsi a Monaco, nella città dove ha sede la Ecm di Manfred Eicher che se l’è sempre tenuto sotto l’ala.
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