Jazz
Pubblicato originariamente in un doppio lp esclusivamente dalla Sony Japan e quindi introvabile fino a una recente ristampa del 2012, entra nel catalogo della benemerita BGO una delle performance live più esaltanti di tutti i tempi. Registrato alla Yubin Chokin Hall di Tokyo il 17 marzo 1975, con un repertorio proveniente dai due dischi precedenti ("High Energy" e "Polar AC") e tre brani che appariranno in “Liquid Love” (le cui sessioni inizieranno il giorno dopo questo concerto), e con un gruppo in assoluto stato di grazia formato da un gigantesco George Cables al piano elettrico, Carl Randall al sax tenore e al flauto, Henry Franklin al basso Fender, Carl Burnett alla batteria e Buck Clarke alle percussioni,. Se l’apertura di "Put It In The Pocket" precipita immediatamente l’ascoltatore nel groove degli anni ‘70 ed "Ebony Moonbeams" regala un primo straordinario solo del trombettista di Indianapolis scomparso giusto dieci anni fa, con "Betcha By Golly Wow", hit che gli Stylistics portarono al successo nel 1971, eseguita in duo con Cables, Hubbard raggiunge vette di lirismo pressoché inarrivabili. Tra le altre composizioni spiccano l’omaggio di "Spirits Of Trane", i ventidue minuti di "Kuntu" e un’altra cover, "Too High" che apriva “Innervisions” di Stevie Wonder, risolta anch’essa in maniera stupefacente.Imperdibile! (Danilo Di Termini)
Annunciato fin dai giorni che precedettero quel 19 luglio del 2006, esce infine la registrazione del concerto tenuto da Keith Jarrett al teatro La Fenice di Venezia (e sia detto solo di passaggio, dall’ECM ci aspettavamo qualcosa di diverso da una gondola in copertina). La pubblicazione è stata fatta coincidere con il riconoscimento del Festival Internazionale di Musica Contemporanea della « Biennale di Venezia » che ha onorato, proprio quest’anno il pianista di Allentown con il Leone d’Oro alla carriera. Le cronache dell’epoca riportano di un crampo alla mano sinistra con un’uscita di scena (con tanto di colorita esclamazione) che aveva fatto presagire il peggio; fortunatamente l’allarme rientrò e l’esibizione si concluse trionfalmente (dell’interruzione del disco non è rimasta traccia). La struttura è quella consueta dei live in piano solo, divisa in parti completamente improvvisate (qui sono otto) che spaziano dal blues all’atonalità inframmezzate da “The Sun Whose Rays” dall’opera “The Mikado” di Gilbert e Sullivan. Particolarmente riuscite sono Part V, fulgida rappresentazione della musica americana del ‘900 e la toccante e romantica Part VI, mentre il boogie finale di Part VIII conclude in maniera un po’ banale il concerto. Fortunatamente arrivano i tre bis, “My Wild Irish Rose”, “Stella By Starlight” e “Blossom” un sognante brano di Jarrett (da “Belonging” del 1974), chesuggellano più che degnamente questo doppio cd che rappresenta una delle migliori performancedi sempre in piano solo di Jarrett. (Danilo Di Termini)
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