Musica italiana

Valutazione Autore
 
87
Valutazione Utenti
 
0 (0)
RICCARDO TESI E BANDITALIANA - Argento

Argento. Ma sarebbe meglio dire oro puro. Con un livello di altezza poetica e comunicazione musicale che sbalza direttamente il disco ai vertici delle (poche) cose musicali che resteranno, in questo inizio di secolo italiano così convulso e senza coordinate riconoscibili. Riccardo Tesi festeggia il quarto di secolo della sua Banditaliana, la creatura sonora che mette assieme con un sorriso energia rock, sapienza folk radicata nei secoli, intuizioni jazz, canzone d'autore in cui ogni parola è pensata e sciolta in canto per davvero, non per riempire qualche battuta. Festa grande, allora, e affollata: perché Banditaliana ha chiamato un nugolo di amici a dare ognuno una scheggia di poesia in musica che, tutti assieme, riassumono molto del meglio delle note italiane di sostanza. Quindi troverete Mauro Pagani, Paolo Fresu con la sua tromba fatata, le voci di Elena Ledda, Ginevra di Marco, Luisa Cottifogli, Lucilla Galeazzi. Ci sarebbe stato anche Gianmaria Testa, se non avesse ricevuto una chiamata troppo importante da sopra il cielo: ecco allora l'omaggio al Capostazione delle Nuvole con Miniera, un brano che Gianmaria amava riproporre, e Polvere di gesso, da brividi con la voce di Maurizio Geri. E poi omaggi alla tammoriata e al saltarello, ballate che mozzano il fiato, ritmi dispari, ricordi di terre basche, profumi mediterranei, e quant'altro ci vorrete trovare: c'è, è solo nascosto e sciolto nella poesia sonora debordante della magnifica Banditaliana. (Guido Festinese)

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
TOMASO CHIARELLA – E ora che

Tomaso Chiarella è uno che con le parole ci sa fare parecchio. E tra rime irresistibili e per nulla scontate, allitterazioni e slang declinato in poesia metropolitana con "E ora che" - che segue di cinque anni l'ottimo esordio di "Trasparente" - ci regala un album articolato, ma al tempo stesso semplice e divertente come dovrebbero essere tutti i dischi di classic rock italiano, con qualche venatura cantautorale. Anche perché Tomaso, che suona con una passione smisurata e autentica, non ha alcun distintivo da alternativo da dover esibire – parafrasando uno dei suoi versi più ficcanti – ma solo tanta voglia di cantare e di raccontare il proprio mondo, in bilico fra melodie scanzonate e ballate dolcissime. Brani rock e mid-tempo come "Mascherata scientifica" e la title-track "E ora che" suonano freschi come un gin tonic sulla spiaggia di Puntavagno alle cinque del pomeriggio, mentre "Benedetti maledetti" è una filastrocca sofistica dai toni pop agrodolci che ti si appiccica subito alla testa, come un chewing gum al mirtillo. Tra i brani più intimi e ipnotici spiccano senza dubbio "Dopo il temporale" (con un testo da dieci e lode fatto di incastri perfetti e rime da competizione tipo "Anche stavolta dopo il temporale ci guarderemo un sacco di film/Il Bisbetico domato, Superfantozzi oppure Jules e Jim"), "Paola" e il gran finale di "Il tuo accento spezzino", che inizia con un tono dolente per poi terminare in un crescendo epico quasi western, come se si trattasse di una canzone divisa in due atti. Insomma "E ora che" è uno disco eterogeneo, ma con un filo conduttore ben preciso: la voce inconfondibile di Chiarella, che come un rocker della porta accanto riesce a portarti con estrema nonchalance sul proprio terreno, anche se solitamente frequenti altri lidi musicali. Il paragone con il primo e compianto Vasco Rossi, quello, spontaneo, scorretto e senza menate di "Lunedì" e "Non l'hai mica capito" è fin troppo facile. Ma Tomaso, che probabilmente ha ascolto fino alla nausea quei dischi, è talmente genuino nel suo approccio alla musica che accostarlo a qualunque altro artista sarebbe profondamente ingiusto. A coronare questo bel disco della maturità – anche se di solito è una formula che si usa per il terzo album – ci sono anche degli ottimi arrangiamenti e una qualità sonora inconfondibile, che ci consente di citare un'altra eccellenza genovese: il Greenfog Studio. (Diego Curcio)

p.s. Il 9 giugno Tomaso Chiarella presenterà il suo nuovo album proprio qui da Disco Club. Non mancate.

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
PIERO DE LUCA & BIG FAT MAMA - Greetings From The Coast!

In attesa di festeggiarne il 40° anniversario della nascita l'anno prossimo, con l'ironico titolo dell'ultimo album la Big Fat Mama di Piero De Luca reclama il proprio diritto all'esistenza, denuncia l'ingiustificata invisibilità di cui è oggetto nel panorama blues italiano e non rinuncia a suonare il blues che lo ha visto nascere. Il cd dello storico gruppo genovese è costituito di sole cover, ma non per mancanza di idee o stimoli: semplicemente non era mai successo prima in quarant'anni. Questo lavoro è quindi frutto dell'esperienza fatta nei vari festival e locali in cui la band si esibisce con regolarità.
E a ben guardare la scelta delle cover non è affatto scontata: si va da "Nothing but the Blues" di Max Longmire (registrato per la prima volta da Guitar Slim nel 1955) alla jazzata "Hold It Right There" di Eddie "Cleanhead" Vinson, passando --tra le altre -- per riarrangiamenti di "Baby, Please" di Curtis Mayfield e "Going to New York" di Jimmy Reed, "She Belongs to Me" di Magic Sam, "Parchman Farm" nella versione di Mose Allison, "Madison Blues" di Elmore James, "Folsom Prison Blues" di Johnny Cash, "Tell Me" di Howlin' Wolf. Ciliegina sulla torta l'oscura "From the Bottom" di Sonny Boy Williamson II.
Supportati dal metronomico drumming di Ezio Cavagnaro, il fondatore del gruppo Piero De Luca (basso) e Antonio "Candy" Rossi (chitarra e armonica) si alternano al canto, con l'aggiunta dello spumeggiante special guest Marco "Ray" Mazzoli al piano e organo. Acquisto sicuro. (Luigi Monge)

Valutazione Autore
 
82
Valutazione Utenti
 
0 (0)
MANDILLÄ - Ciassa Marengo 26

Del primo disco dei Mandillä, Da O Vivo, abbiamo scritto, e bene, alcuni anni fa; ma quello era un tributo dedicato a De Andrè, per di più dal vivo,  fatto di canzoni tradotte in genovese. Il gruppo di Moneglia esce adesso con un nuovo disco, Ciassa Marengo 26, che prende il nome dal 'posto' dove si riunisce la band. Finalmente possiamo ascoltare gli undici  nuovi brani composti da Giuseppe Avanzino, con il cameo di una bella versione di La Mauvaise Reputation di Georges Brassens. I brani vertono su argomenti storici  (la peste di Morte Neigra) antropologici (Gente do me paize, Feugo De Sant’Antonio) o umoristici ( O Paize Da Succa) e sono tutti in un dialetto genovese tinto di toni levantini. La voce di Avanzino, piuttosto impetuosa è il punto forte del disco, che gode degli ottimi arrangiamenti del jazzista  Lorenzo Capello: un felice mix di folk e canzone d’autore con l’aggiunta di qualche inaspettato ingrediente sonoro. A presto, dunque, su qualche palco estivo... (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
78
Valutazione Utenti
 
0 (0)
QUARTELA' - Canto di migranti

Marcella Cortese e Flavio “Faffo” Bertuccio sono musicisti imperiesi che potremmo definire ‘di lungo corso’; con Canto Di Migranti hanno prodotto una raccolta densa e importante, con temi attuali e una cura maniacale dei suoni.  La Cortese canta in diverse lingue, ma principalmente in italiano e nel misconosciuto e quasi esotico  ligure di ponente, vera sorpresa del disco, che si vorrebbe utilizzata più spesso. “Faffo”  Bertuccio  si occupa invece di una spropositata quantità di strumenti a corda e percussioni , in più, canta in alcune  occasioni, sia come sostegno che da solista. Come si evince  dal titolo, i temi delle canzoni sono quelli delle migrazioni di ogni tempo: passate, presenti e  remote. Il disco  può anche essere interpretato  come una dedica al nostro mare e alle genti che lo hanno attraversato. Aiutano il panorama sonoro con il loro strumenti alcuni musicisti tra cui i genovesi Edmondo Romano (fiati) e Matteo Rebora (percussioni). (Fausto Meirana)

Valutazione Autore
 
87
Valutazione Utenti
 
0 (0)
 ELENA LEDDA - Làntias

Rieccola, finalmente, la “grande madre mediterranea” del canto. Nulla volendo eccepire o togliere alle altre grandi voci di donna che ci hanno regalato emozioni e riflessioni, nell'ultimo quarto di secolo, Un posto speciale bisogna sempre lasciarlo alla sarda Elena Ledda. Quando sale su un palco o decide di lasciare traccia discografica, è una festa per chi ama la musica. Non solo quella un po' frettolosamente definita “mediterranea”, che se sbagli un colpo diventa il festival del kitsch, e se lo azzecchi sembra portare invece refoli salutari di civiltà: la musica, punto e basta. E' impossibile segnalare l'eccellenza di un brano su un altro, in questo disco imperioso, assertivo e potente com'è la sua voce e la sua presenza, a partire dall'iniziale Nora, inanellata su un arco melodico mediorientale. Per stuzzicare legittimi appetiti di chi ama la musica diremo che qui Elena ospita il clarinetto fatato di Gabriele Mirabassi, e poi Enzo Avitabile, Luigi Lai, Gianluca Pischedda, Gigi Biolcati, mentre si ribadisce il sodalizio prezioso con l'intelligenza in musica di Mauro Palmas con le sue mandole.  Solo Sardegna in “folk progressivo”, dunque? No. C'è Serenada, omaggio al musicista galiziano. (Guido Festinese)

Top ten del mese

1.
Valutazione Autore
 
83
Valutazione Utenti
 
0 (0)
2.
Valutazione Autore
 
82
Valutazione Utenti
 
0 (0)