Radio Disco Club 65

ELUCUBRAZIONI – Una nuova rubrica di Dario Gaggero

Buongiorno, sono Dario Gaggero e ho un quiz per voi: qual è lo sport professionistico più onesto del mondo?
Esatto! Il wrestling!
Sono molto contento che abbiate indovinato e – anche se le ragioni sono sotto gli occhi di tutti – permettete che vi riassuma i perché di una risposta così ovvia.
Quante volte avete sospettato qualche combine in una partita di calcio? Quante volte avete pensato: 'hanno comprato l'arbitro, quei bastardi!'? (Se siete Enrico il Matematico la risposta è: sempre. Per gli altri la risposta probabile è: spesso). Quanti scandali legati al calcio scommesse ci devono essere ancora prima che la vostra fede nella rettitudine del 'campionato più bello del mondo' incominci a scricchiolare?
Nel wrestling non ci sono questi problemi: il pubblico ormai SA che gli esiti di un incontro sono predeterminati, ed è lì solo per godersi lo spettacolo. Così vi siete messi il cuore in pace e non ci pensate più.
Come dite? Il wrestling è finto? Attenzione, attenzione: questo è un punto delicato. Predeterminato non vuole dire necessariamente finto. Se è vero che non tutti i colpi vanno a segno e che la spettacolarità dell'azione a volte prende il sopravvento sulla plausibilità di certe mosse, vi assicuro che un lottatore di wrestling subisce mediamente più infortuni di qualsiasi giocatore di altri sport 'seri' (casi limite a parte, ovvio). E non fatemi fare il triste paragone con tutti quei giocatori di calcio che si contorcono in preda ad un dolore insopportabile per aver subito un fallo e – ottenuto l'agognato rigore – tornano freschi come rose qualche secondo dopo.
Io la mia ve l'ho detta, voi pensateci.
Ciao
Dario.

 

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L'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

La seconda puntata dell'Ora dell'ignoranza, che dura meno di un'ora (state tranquilli) parte con un classico che più classico non si può. Un pezzo che oserei definire proto punk italiano. E' datato 1975 ed è cantato da... Nicola Di Bari. Avete capito proprio bene: il mitico artista di Zapponeta (Foggia) ci regala un brano di una sincerità e di una scorrettezza disarmanti intitolato "Sai che bevo, sai che fumo". L'ho sentito per la prima volta allo Zapata come intro del concerto dei Dalton (tra l'altro la band avrebbe dovuto suonare la scorsa settimana sempre allo Zapata, ma naturalmente è stato tutto annullato).



Restando sempre in Italia un altro pezzo ignorantissimo e stupendo - per me davvero un must - è "Ti ho visto in piazza" dei Truzzi Broders (può esistere un nome migliorare di questo per un gruppo?). Band di Torino della seconda metà degli anni Ottanta a cavallo tra punk e combat rock, ma con tanta ironia e voglia di fare come cacchio gli pare. Di recente hanno anche girato un documentario su di loro, che bramo di vedere.



Questa canzone dura meno di due minuti quindi ho poco tempo (scherzo mi sono preparato prima quello che dovevo scrivere). Comunque voi dovete leggere in fretta. Sono i finlandesi Eppu Normaali con "Poliisi pamputtaa taas", che credo parli di loro che scappano dalla polizia. Comunque un pezzaccio del punk minore (1978), che mi gasa ogni volta che lo metto su.



Un paio di anni fa ho letto una splendida biografia dei Ritmo Tribale intitolata "Uomini" scritta da Elisa Russo. "Uomini" è anche il titolo di una canzone stupenda della band milanese, contenuta nel primo ottimo disco "Kriminale" (che purtroppo mi manca). "Pippo pluto paperino ospedale militare questo congedo di merda me lo dovete dare" è pura poesia.


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Dopo il punk finlandese ecco il post-punk bielorusso. Ma, questa volta, contemporaneo. Loro sono i Molchat Doma e questa è "Na dne". Una mia amica russa, quando glieli ho fatti sentire, mi ha detto: "Che testi tristi". Ma non ha aggiunto altro. Li ho visti un mese e mezzo fa a Savona e sono tre giovani truzzi coi baffoni e le tastiere. Fantastici.



"Beat my guest" di Adam and the Ants è stata una mia ossessione per anni (e forse lo è ancora). L'ho sentita per la prima volta in "Slc Punk fuori di cresta", film clamoroso visto a 16 anni che consiglio a tutti. Anni dopo (per un sacco di tempo ho campato con un mp3 beccato su Napster) ho comprato il 45 giri a Londra (è la b-side di "Stand and deliver" del 1981). Ha dei coretti stratosferici e una melodia che levati!



La mia adolescenza è quasi tutta qui: dentro questi due minuti di ignoranza belluina. Dopo aver letto "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" di Enrico Brizzi ho sposato la causa del punk e non ne sono più venuto fuori (per fortuna ho abbandonato quasi subito i Red Hot Chili Peppers che avevo iniziato ad ascoltare per emulazione). "Jack Punk" dei Frida Fenner era il pezzo che la band di Alex, il protagonista di "Jack Frusciante", suonava nel film tratto dal romanzo. Film che a tanti ha fatto cagare, ma che a me è piaciuto.



Questo invece è un po' di hop hop di quello italiano, di quello dei primi anni novanta, di quello bbbuono insomma. Una canzone che, fedele al suo titolo, mette una fifa blu. "Cinque minuti di paurta" del grandissimo Lou X. Freghe!



Chiudo con un omaggio a Discoclub con una bella leccata al vecchio Dario (Gian, non essere geloso) citando uno dei dischi dell'anno: quello dell'Esperimento del Dr. K, dove Dario canta (ed è il principale autore dei pezzi). L'album prodotto da Flamingo Records si intitola profeticamente "Terrore sul mondo" e il pezzo - altrettanto profeticamente (aspettate che faccio due scongiuri) - si chiama "La città verrà distrutta all'alba", come un celebre b-movie. Daje, ci sentiamo alla prossima. Forse.


La musica di Antonio fra acqua santa e demonio di Antonio Vivaldi

Un buon pomeriggio da Antonio Vivaldi (quello vivente, ormai lo sapete) per la seconda puntata di "La musica di Antonio fra acqua santa e demonio". Ancora una volta si ascolteranno quindi canzoni che paiono gentili ma nascondono increspature e inquietudini. Come nella puntata precedente sono tutte di pubblicazione recente (2019-2020), tranne l'ultima che ha la funzione di intrusa, per data ma anche per atmosfera.
Si parte con un furto ai danni del settore black e affini di norma a cura di Danilo Di Termini. Qualche giorno fa Danilo aveva fatto ascoltare un pezzo tratto da I'm New Here di Gil Scott-Heron nella versione risuonata da Makaya McCraven. Qui andiamo a ripescare l'album originale nell'edizione in doppio cd uscita nel decennale della prima pubblicazione. Il secondo cd – quello delle outtakes – contiene una bellissima reinterpretazione di Handsome Johnny di Richie Havens. Havens la pubblicò nel 1967 su Mixed Bag e la propose anche a Woodstock (sì, non suonò solo Freedom...). Scott-Heron attualizza l'elenco dei soprusi menzionati nel testo e canta a modo suo; un modo struggente, però.

 

L'altro 'furto' della giornata è ai danni di Ida Tiberio. Sono certo che la nostra avrebbe già proposto qualcosa tratto da Just Like Moby Dick di Terry Allen, album che assai le piace. Però ha scelto di parlare di musica solo al femminile e quindi non può...
Scultore, pittore e musicista a intervalli di qualche anno fra un disco e l'altro, Terry Allen è davvero un uomo del Rinascimento finito per sbaglio tra XX e XXI secolo e per di più in Texas. Just Like Moby Dick è lavoro epico e al tempo stesso essenziale, in grado di trasfigurare i generi di riferimento, ovvero alt-country, rock sudista e canzone d'autore. Bad Kiss attualizza il tema classico del saluto del soldato all'amata prima di andare a combattere una guerra dei nostri tempi. Lei gli dice che quella guerra è una merda come tutte le altre e il loro bacio di commiato non è per niente romantico. Bad kiss, appunto.

 

Orville Peck è il cowboy dal volto coperto da mascherina e frange e dalle canzoni che associano le frontiere geografiche a quelle di genere (le tematiche gay non sono nemmeno troppo nascoste, cosa piuttosto ardita dato l'ambito sonoro prescelto). Dead Of Night attualizza il Roy Orbison in chiave David Lynch e funziona bene nella sua fusione di struggimento e kitsch.

 

Si cambia lato dell'Atlantico e si cambia ambito musicale. Il pop elettronico dei Teleman è assai meno frivolo di quel che potrebbe sembrare grazie alla sua dimensione elegantemente autunnale e inevitabilmente britannica. Piacciono persino al caro leader Balduzzi!

 

Dall'Inghilterra al Belgio con i Balthazar e il loro pop modernista, avvolgente e sempre molto bene organizzato. Fever (non quella di Elvis) è intrigante, incalzante, piena di sole e di vento d'estate. Positività con raziocinio, insomma. Quello che ci vuole in questi giorni.

 

Il pezzo che non c'entra niente con il resto stavolta è un omaggio al titolo di questa radio, visto che è tratto dall'album 1965 degli Afghan Whigs. Somethin' Hot è soul, sensuale e tormentata. Ovvero tutto diavolo e niente acqua santa. Compatibilmente con la situazione, un buon proseguimento di pomeriggio a tutti da Antonio, dall'acqua santa e dal demonio. Vivaldi.

 

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