
Il Nick Cave della quasi mezza età si è lasciato indietro la terribilità dei capolavori degli anni ’80 e ’90 per guadagnare in serenità e autorevolezza, ha smesso i panni scuri del leader mercuriale per indossare la veste bianca del saggio maestro di cerimonie. Si può così permettere di progettare con volute ampie e spazi luminosi le 17 canzoni del doppio album “Abattoir Blues/ The Lyre Of Orpheus” e di proporre melodie sorprendentemente lievi come “Nature Boy” e “Breathless”.
E anche quando le antiche ombre si addensano sulle parole (“Easy Money”, “Supernatural”), il “nuovo” Cave è in grado di affrontarle con salutare distacco. Non più canzoni che fermano il tempo, ma che dal tempo vogliono farsi trasportare affinché possano servire, come spiega la conclusiva “Children”, anche a chi verrà dopo di noi. (Antonio Vivaldi)