
Arriva postumo questo disco cui Elliott Smith ha dedicato anni di aggiustamenti e perfezionismo prima della sua scomparsa un anno fa. Non, quindi, uno “svuotamento dei cassetti” operato a posteriori per onorarne la memoria ma il disco che avremmo ascoltato comunque; anche se, necessariamente, diverso in qualche cosa. Ai nastri lasciati da Elliott hanno messo mano la compagna, anch’essa musicista, e l’amico/produttore di tante canzoni.
Il risultato è un alternarsi magico di ballate per voce e chitarra con corpose escursioni in territori più “rock”, dall’arrangiamento più complesso ancorché diretto. Mancano del tutto i violini e i fiati delle ultime prove, rimane quell’ispirazione assoluta e la voce fragile che ci aveva fatto conoscere un personaggio definitivo per la musica del decennio passato. (Marco Sideri)