Prodigi della globalizzazione alternativa: Se vivi nella ‘centrale’ Londra e suoni come se fossi di Tucson, Arizona o Louisville, Kentucky, ecco che ti sei inventato una periferia immaginaria da dove sognare il tuo altrove preferito. Questa sembra essere la scelta di Oly Ralfe e dei suoi compagni di mandolini, fisarmoniche e chitarre acustiche. Le prime canzoni di “Swords” (uscito a fine 2005 e ora ripubblicato con due pezzi in più) si muovono all’interno di un folk bonario, lo-fi e non troppo vitale fra Calexico (“Frascati Way Southbound”) e Tom Russell (“1500 Years”) . Poi cominciano a succedere cose più interessanti: “Broken Teeth Song” e “Bruno Mindhorn” accennano all’Europa orientale e ai Gogol Bordello, “Arrow and Bow” è intense e strascicata come ha insegnato Will Oldham, “Swords” fa pensare a Bill Callahan quando era struggente e “Albatross Waltz” è di nuovo alla Calexico, stavolta nella dimensione bettola. Bravi, bisogna dire, e anche poco pretenziosi, che non è merito da poco. Però nelle grandi pianure disseminate di uscite discografiche occorre qualche vetta in più per farsi notare. (Antonio Vivaldi)
{mos_sb_discuss:11}

