Tarda notte, giacche scure e pianoforti. Già solo l’attacco dell’iniziale Fake Empire disegna con chiarezza le coordinate stilistiche dei National, formazione con almeno un altro buon disco all’attivo (“Alligator” di un paio d’anni fa). Sono moderni dandy: una versione più muscolosa dei Tindersticks, crooner melodiosi e scuri che puntano sul fascino e l’atmosfera come sulla scrittura e l’arrangiamento. La buona notizia è che il gioco riesce: le canzoni di “Boxer” reggono ottimamente anche ascolti ripetuti, s’impennano quanto basta per schivare la noia e, con la collaborazione dell’amico Sufjan Stevens, azzeccano soluzioni di suono e struttura per nulla scontate. Parte del merito va senza dubbio alla voce del cantante Matt Berninger, baritono vellutato e fumoso, perfettamente in tinta col resto. (Marco Sideri)
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