Provate a usare questo disco, nulla rivelando di titolare e musicisti impegnati nelle registrazioni, per un “blindfold” test con l’amico tuttologo sulle faccende del rock, quelli che, per dirla col vecchio Finardi “conoscono a memoria ogni nuova formazione”. Partite dalla seconda traccia, la prima potrebbe creare confusione. Vi dirà saccente e perplesso al contempo che si tratta di inediti del periodo Santana / Buddy Miles. Scuotete la testa, andate avanti col tasto del lettore, e coglierete un sorriso di riconoscimento: “Ho capito, si tratta di sessions dei Traffic che non hanno trovato posto su On The Road, è evidente: organo e gran battere di percussioni, quel flusso morbido e avvolgente come il velluto punteggiato da mille interiezioni ritmiche non può essere opera che di Winwood e compagni”. Riscuotete la testa, andate avanti: “Ci siamo, lo sai che a me non piace il jazz, ma questa dev’essere roba degli Headhunters che furono, quando il funk flirtava col rock e col jazz”. Bello, però.”
A questo punto siete pronti per l’affondo finale: primo pezzo, voce e scrosci tintinnanti di kora, l’arpa liuto africana. L’amico precipiterà in una confusione sdegnata, proromperà in qualche massima del tipo “la volpe e l’uva”. Nolo sumere, ricordate? Questo è il nuovo disco di Steve Reid, gran signore neroamericano già protagonista, tra le altre cose (e non è tutto) di avventure al fianco del bordo più affilato del free jazz, di session con Jimi Hendrix e Fela Kuti, di un soggiorno forzato nelle galere americane causa gran rifiuto di andare a massacrare i vietnamiti per le tasche degli armaioli bianchi. Lui oggi vive in Svizzera, e ogni tanto ripunta la rotta verso l’Africa. Questa è una session a dir poco esaltante registrata allo Studio Dogo di Dakar, sapientemente spruzzata di elettronica povera, nulla che turbi la venustà sontuosa dello spirito (realizzato) da jam session. Partecipano Jimi Mbaye, il signore della Stratocaster che ha contribuito a far grande Youssou ‘Ndour, e Dembel Diop, il basso motore pulsante di Super Diamono. Che bellezza. (Guido Festinese)
{mos_sb_discuss:11}

