Nove album tra country e pop, bella abbastanza per il cinema (una parte nel film su Johnny Cash), un'adolescenza con un padre alcolizzato che uccide la madre prima di suicidarsi: tanto basta per provare a immaginare gli anni '60 (ispirato a Dusty Springfield: è scritto sotto il titolo, per non lasciare dubbi), l'era pop del Bond di “Casino Royale” (da cui “The look of love” di Bacharach) o l'amore della vita (“You don't have to say you love me” di Pino Donaggio). Ma Shelby avrà quarantanni a ottobre e sa di che materia son fatti i sogni: il tono è intensamente malinconico, quasi rassegnato. Prodotto da Phil Ramone con arrangiamenti minimali per un quartetto di piano, chitarra, basso, batteria; e se uno dei musicisti fosse stato in grado di fare un assolo, staremmo parlando di un capolavoro. (Danilo Di Termini)
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