C’è chi sa scrivere belle canzoni e le pubblica nel modo più diretto e nudo possibile. C’è poi chi sa scrivere canzoni altrettanto belle ma, nel presentarle, sceglie percorsi tortuosi, soddisfacendo esigenze (ed ispirazioni) più complesse. È questo il caso di Phil Elverum, in arte prima Microphones poi Mount Eerie. Wind Poems arriva, dopo una serie di pubblicazioni minori, a indicare a che punto sta, musicalmente, Phil. Ed è un bel punto, detto semplice. I brani si dividono tra brevi bozzetti folk e lunghe meditazioni soniche, dove strati di tastiere e interferenze assortite giocano con le atmosfere e le strofe. La sensazione, anche per una discografia complessa come quella di PH, è quella di un disco definitivo, per il momento. Sconsigliato, tuttavia, a fruitori con spiccate preferenze pop. (Marco Sideri)
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