Un mélange di punk, ska, hip-hop, chitarre acustiche prodotto da un ventunenne dalla grammatica traballante e dai testi di rara vitalità: questo era Panic Prevention, il brillante esordio di Jamie T. il giovane musicista ha preso oltre due anni di tempo per dare un seguito a quell'esordio, e la scelta si dimostra intelligente. Kings & Queens piace già al primo ascolto e alcuni brani (The Man's Machine, Castro Dies, Earth, Wind & Fire) sono pop di primissima qualità, in cui il musicista mescola di nuovo generi e suoni, in modo leggermente meno sgangherato rispetto al primo disco, senza tuttavia perdere in immediatezza. Come un Elvis Costello per la sua generazione, Jamie T attinge a piene mani alla tradizione americana (l'hip hop è sempre molto presente nello spirito e nella tecnica, con impagabili samples di Angelic Upstarts e Joan Baez), ma non potrebbe che essere inglese: dall'accento ai temi affrontati nelle canzoni. In Inghilterra è infatti già un piccolo fenomeno, in Italia andrebbe scoperto da un pubblico a volte troppo legato a schemi ereditati dal passato e di conseguenza chiuso ai linguaggi trasversali. (Marina Montesano)
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