Di Arandel non si sa praticamente nulla. Si suppone sia maschio e cittadino d’oltralpe. Suona dal vivo con una maschera o addirittura dietro una tenda. Sembrerebbe un po’ eccessivo e, diciamolo, anche un po’ sbruffone tutto questo atteggiamento di mistero per un esordiente alla sua prima uscita (ma sarà veraemnte così?). Ma a onor del vero In D è un disco veramente tosto, di quelli che non ci si aspetta di sentire e che da un certo punto di vista colgono impreparati. Per volerlo inquadrare e catalogare, gli potremmo mettere l’etichetta IDM, facendogli però un torto, perché al suo interno c’è ben di più. Arandel si muove in uno spazio non definito, tra house più ritmica con suoni un po’ ruffiani (#1), atmosfere dilatate ed eteree (#6), carillon e fisarmoniche dance (#7), ricordi mucofiani e dilatazioni post-rockiane (Epilogue). La molteplicità dei caratteri e delle sonorità in gioco, la sapiente abilità e misura con cui il tutto è stato amalgamato e reso compatto sono il tratto distintivo di questo emozionante ed entusiasmante lavoro, pronto a diventare una rivelazione, se non la rivelazione musicale di quest’anno. (Giovanni Besio)




