Poiché i suoni che sembrano definire il 2010 sono soprattutto quelli tra ilserio e il fosco di Arcade Fire, Midlake, Salem e These New Puritans (per non dire del ritorno di Roky Erickson), un disco vivace e scorrevole come quello d'esordio dei Mt. Desolation si ascolta con il piacere che dà una festa a sorpresa, un regalo inaspettato. Un regalo ancora più inaspettato considerando che si tratta di un side-project messo in piedi da due componenti dei Keane, un gruppo che sembra aver dato ormai il meglio di sé (insieme a loro ci sono amici provenienti da Killers, Mumford & Sons e Noah and The Whale). È stato detto da più parti che l'album suona molto americano; in realtà diversi brani s'inseriscono nella tradizione minore del country-rock in chiave inglese, quella inaugurata a suo tempo da Ian Matthews e che ama aggiungere un tocco gentile-pensoso alle classiche modalità 'veraci' di quel genere musicale. Altri momenti tendono invece verso il pop, ma la fluidità degli arrangiamenti regala loro un tono amichevole e partecipe (si ascolti Bitter Pill) che ai Keane è spesso mancato. E se qualche passaggio risulta risaputo, la vitalità di Departure (scelta anche come singolo) è un toccasana per molti acciacchi di stagione, sia fisici che sociali. (Antonio Vivaldi)


