Nell'ambito dei gruppi più o meno nuovi che propongono musica di attitudine psichedelica o da mente espansa (in particolare Grizzly Bear, Dirty Projectors o Animal Collective), pare che il gusto per la melodia riconoscibile e durevole passi in secondo piano rispetto all'interesse per il 'fàmolo strano' o 'fàmolo intelligggente'. Ben vengano dunque gli australiani Tame Impala che, per quanto si mostrino più ovvi nel loro revivalismo rispetto ai nomi citati, hanno tuttavia il merito di dare forma semplice e compiuta alle proprie idee anche all'interno dell'inevitabile tripudio di fuzz, phasing e altri classici effetti. Se è indiscutibile il tributo agli anni '60 di Kaleidoscope (quelli inglesi), Tomorrow e Beatles-con-i-capelli-lunghi, è forse più proficuo considerare il trio di Perth come ennesimo ritorno di uno spirito trasognato che, per modalità emotiva (si ascoltino le conclusive Runway, Houses, City, Clouds e I Don't Really Mind), rimanda piuttosto a grandi isolati anni '80 quali Steppes e Church. (Antonio Vivaldi)


