Tra i pochi effettivamente riusciti a svecchiare il folk più tradizionale, gli inglesi Bellowhead arrivano al terzo disco confermando nella sostanza quanto già cantato e suonato (bene) in precedenza. Sono una folk big band. Gonfiano e raccontano le vecchie nenie con un mirabile spiegamento di forze: voci, violini, ottoni, tamburi e batterie, acusticherie e elettricità. La formazione detta anche gli arrangiamenti, e così ballate di scorza antica si trasformano in viaggi cinematografici, al confine con il soul; gighe stagionate mutano in furiosi assalti sonori, sorta di punk elisabettiano; i ritornelli sono quelli immortali della tradizione (basta un incontro per fischiettarli) ma i modi sono moderni (senza tradire un concetto lato di autenticità). Insomma, tra tanti recuperanti seriali, i Bellowhead lo fanno a modo loro. E (finora) non sbagliano un colpo. (Marco Sideri)

