In ambito musicale l'aggettivo 'carino' è spesso decodificabile come 'piacevole ma effimero'. We Are The Lilies è indiscutibilmente carino, ma in più offre una sua specificità che potrebbe renderlo farlo ricordare anche fra un po' di tempo quantomeno nel settore collaborazioni curiose. Il progetto nasce dall'incontro casuale fra il veterano Sergio Dias degli Os Mutantes (leggendario gruppo di psichedelia brasiliana) e il gruppo francese Tahiti Boy & The Palmtree Family. Registrato in cinque giorni, l'album correva il rischio di tramutarsi nella classica successione di stereotipi e ovvietà. Se gli stereotipi ci sono, è altresì indiscutibile che sono amabilmente amalgamati fra loro e danno vita a un suono che riesce a essere solare e fresco allo stesso tempo, un po' come i giorni migliori delle mezze stagioni (e visto che non esistono più - dicono - il disco servirà almeno a ricordarle). Il gioco del retrò-moderno oggi di moda qui si muove fra pop allegro e profumi psichedelici e fra le cadenze innodiche di Cry When You Sleep e le voci da palme al vento di We're Gonna Live Forever. L'insieme è sempre vivace e quasi sempre inventivo e l'alternanza fra grinta da fumetto punk e soavità tropicalista rende divertente anche la comparsata di Iggy Pop in Why? L'altra star anziana è Jane Birkin, a cui si deve l'unico passaggio sommesso del disco, Marie. (Antonio Vivaldi)


