La prima menzione, va, d'obbligo, al geniale P.J. Crook, forse l'unico artista che, in futuro, avrà menzione e riconoscibilità (per quanto riguarda la nobile arte del disegnar copertine rock) esattemente come il Signor Roger Dean. Laddove Dean disegnava onirici antefatti di Avatar – una bella causa ci starebbe bene: le montagne fluttuanti le ha inventate lui - Crook invece da un certo numero di anni si diletta di dare immagine al fratturato mondo crimsoniano. Figure fisse, catatoniche, accostate ad oggetti d'uso quodidiano che attingono misterioso status simbolico, epifanie di un qualcosa che mai si disvela, un'estetica complessivamente steam punk decisamenteaffascinante e desolata. E così è pure per questa nuova uscita: che non è esattamente né un "nuovo" King Crimson, né un mero progetto solistico di Sua Altezzosità Robert Fripp, è un 'altracosa. Tant'è che si parla di un "King Crimson ProjeKt", e tanto basti: ma la stilettata micidiale sta nell'accostamento tra titolo del disco e immagine, A scarcity of miracles, una scarsità di miracoli, recita, mentre frotte di attoniti bambini e bambine portano invece pani e pesci e agnelli. Solito humour luciferino frippiano? Forse. Sta di fatto che la creartura propriamente musicale che si dipana in sei quadri, durata come come un vecchio "padellone" in vinile, ha molti numeri per piacere allo zoccolo duro crimsoniano, molti per lasciare attoniti, molti per crogiolarsi nella consueta parata di punti interrogativi che riguarda ogni attività di Mr.Fripp. Jakszyk, pare, iniziò a duettare in improvvisazione con Fripp.
Poi si aggiunse Mel Collins, e che bellezza ascoltare un'ancia lirica e motivata su pentagrammi frippiani: i sassofoni mancavano da un bel po'. Poi arrivarono anche gli impacabili e ipertecnici tamburi di Gavin Harrison (Porcupine Tree) e le flessuosità uniche di Tony Levin. Dove va a parare, il tutto? Da qualche parte che rammenta i Crimson metà anni Settanta, ma senza alcuna melodia memorabile, a dispetto degli sforzi vocali. Verso i wilsoniani No Man, ma senza il gelo "ambient", verso gli stessi Porcupine, ma senza le bordate metal che, peraltro, Fripp sa gestirsi da solo e anche bene. Insomma, raffica con tutto il caricatore, e pochi bersagli inquadrati e colpiti. Molto che lascia ben sperare, molto che lascia, letteralmente, a desiderare. Magari un nuovo disco targato King Crimson. Come che sia. (Guido Festinese)


