In questi ultimi anni, ciò che una volta si chiamava hard rock, psichedelia e musica cantautorale ha finito con il perdere contorni definiti, sperimentando suggestivi amalgama stilistici e contribuendo ad una rinascita non indifferente della stessa scena musicale. Penso allo sludge atmosferico di Earth, Melvins, Intronaut, Valkyrie e allo space folk ancestrale di Harvestman, USXmas, Tribes of Neurot, Alexander Tucker oppure ancora allo stoner nordico di Spiritual Beggars e Grand Magus. In tutti loro, con varie declinazioni, l'intensità racchiusa nella proposta artistica è più importante di qualsivoglia virtuosismo ed il suono comunica, in un modo quasi intimo, con l'ascoltatore. Questa premessa vale anche per i My Best Fiend, autori di un riuscito connubio tra i Velvet Underground più rock, il post-punk screziato di blues della scena australiana anni Ottanta (Scentists, Nick Cave) e lo shoegaze rimodellato in tempi recenti da Jesu e Nadja. Effetti, distorsioni, wall of sound, ma in un contesto classicamente rock e sempre al servizio della melodia: questo sono i MBF. Nelle loro ballate, echi floydiani incrociano soluzioni noise di rara bellezza formale e i Gun Club più levigati dialogano con la perfezione stilistica dei crescendo spaziali alla Explosions in the Sky. Questo quintetto di Brooklyn è tutto da scoprire. Stupendo l'artwork. (Davide Arecco)


