Chi ben canta è già a metà dell’opera. Tuttavia la bella voce può essere un’arma a doppio sbaglio: si cura la suggestione immediata e si dimentica la sostanza melodica. Anche nel caso di Sean Rowe e del suo secondo album la produzione è tutta al servizio di un timbro vibrante, profondo e ipervissuto. Si tratta di una mossa furba che all’inizio può suscitare il sospetto dell’album concepito per essere notturno e romantico a ogni costo. Se però si lascia da parte il complottismo spicciolo, risulta chiaro che, a prescindere dal talento vocale, molti pezzi sono davvero notevoli. L’ambizioso crogiolo che mischia Bruce Springsteen, Tom Waits e Waylon Jennings crea un insieme ben riconoscibile, specie quando Rowe fa il misterioso (The Ballad Of Buttermilk Joe) anziché il sentimentale. (Antonio Vivaldi)


